“Il baule nella prateria” sull’Almanacco del West 2010

“Il baule nella prateria” è stato segnalato sull’Almanacco del West 2010 della Sergio Bonelli Editore, nella rubrica “West Libri” di Luca Crovi.

Leggere il West: Il baule nella prateria

articolo di Fabrizio Salmoni su AMERICAN WEST

tratto da INFERNO BIANCO BLOG

Se qualche vecchio alfiere del politically correct sostiene, in linea con la cultura dei salotti, che ‘…la grande epica del West è davvero, inesorabilmente tramontata…’ ‘per merito’ di fictions sensazionalistiche come Brokeback Mountain (C. Gorlier, Tuttolibri, 21 Marzo, 2009), ecco la migliore smentita che viene ‘dal basso’: Stefano Jacurti è un nuovo autore che invece alimenta non solo l’epicità ma anche l’insostituibilità del mito del West americano. Non si tratta di essere conservatori, non si è tali quando si rispettano criteri narrativi che descrivono natura e comportamento umano riscontrabili in ogni contesta di tempo e di luogo. E non si è conservatori se pur lavorando sui clichés si offrono nuove soluzioni. In questo ‘Baule’ di racconti western troverete motivazioni per amare questo genere letterario e rinnovare fedeltà ad un modo di vedere la realtà che ha le radici nella filosofia della frontiera. Jacurti è uno di noi: è cresciuto a Tex Willer, Sergio Leone e John Ford ed è talmente legato al mito/realtà del West che da tempo ha sentito di dover condividere questa sua passione con gli ‘altri’. Così ha indirizzato la sua vena creativa e le sue capacità artistiche ad alimentarne e diffonderne lo spirito, prima con il film Inferno Bianco (2007, v. AW n. 1/2007), premiato al Tentacoli Film Festival di Castel San Pietro, ora con questo lavoro. Nei sette racconti ritroviamo spunti riconoscibili ma non per questo meno graditi. C’è l’Elmore Leonard di Buoni e Cattivi nel capovolgimento imprevisto dei ruoli dei protagonisti di Il libro e La Colt (un invito agli intellettuali di liberarsi del loro ruolo e vivere più liberi?), e sempre Leonard nella storia dell’Indian Marshal; c’è il Messico di Cormac McCarthy e la rivisitazione di Django in Vajas con Dios; ci sono l’atmosfera e la riscrittura de Il Pistolero/John Wayne in Kansas 1900 e c’è dichiaratamente Sergio Leone in Dove arriva quel Treno. Di suoi, Jacurti ci mette la giusta dinamicità, il lato oscuro della natura umana, che già aveva insinuato nel suo film, in Il Vecchio e il Puma, e i suoi studi sulla Guerra Civile ambientandovi My Apologies Miss Eleonor, a mio parere e gusto però il meno riuscito dei sette racconti. Non badate dunque ai critici che vanno con la corrente. Questo ‘Baule’ è puro divertimento e quando l’avrete finito vi direte, come ho fatto io, che qualche racconto in più non avrebbe guastato. Richiedetelo a: Serel International Editrice, tel. 010.5855155, info@eeditrice.com (F.S.)

Un baule di racconti dal lontano West

Articolo di Giacomo Ioannisci su QUADERNI DI CINEMASUD n.2, 2008

tratto da INFERNO BIANCO BLOG

UN BAULE DI RACCONTI DAL LONTANO WEST
Intervista al regista e scrittore Stefano Jacurti

C’era una volta il West, quello delle praterie lontane oltre l’orizzonte, in cui l’immaginazione perdeva qualsiasi coordinata, finendo a fare a pugni con la fantasia più sfrenata. Un’idea di frontiera che ancora oggi esiste grazie al cinema e alla letteratura.
Stefano Jacurti studia la storia del west e la Guerra Civile Americana da oltre vent’anni. Nel 2007 con il suo primo film, “Inferno bianco”, ha intrapreso un vero e proprio giro d’Italia per provare a dare nuova vita al genere western, mosso da una passione oltre ogni limite. Ha addirittura “ricostruito” un Oregon tutto particolare tra le nevi (e le bufere) delle montagne abruzzesi. Ma Stefano Jacurti adora essere on the road, sentirsi come uno di quei gringo che hanno popolato il suo immaginario adolescenziale. Ed ecco che lo ritroviamo di nuovo impegnato in un tour di presentazione, questa volta però della sua prima raccolta di racconti, “Il baule nella prateria” (www.eeditrice.com). Pagine dal sapore nostalgico, come se Stefano le avesse ritrovate dentro un baule, caduto da un carro di coloni e scoperchiato dal vento delle praterie. Nel baule c’è il vecchio selvaggio West.

Come nasce la tua idea di una raccolta di racconti western?

Nasce grazie alla passione che ho da sempre per il western. Ma anche dagli stimoli nati dall’incontro con tutte quelle persone che hanno la mia stessa passione.

Il libro è venuto prima o dopo “Inferno bianco”?

Prima, ma ho ripreso i racconti e con l’editore Stefano Termanini della Serel International ho portato a termine questa raccolta.

Quali sono i temi centrali?

Storie di uomini e donne nella dura lotta per la sopravvivenza in un mondo selvaggio.

Parlaci un po’ dei singoli racconti

Un mezzosangue attende l’arrivo di un treno, qualcuno ha staccato un biglietto di sola andata, e il meticcio rivede la sua vita mentre l’orologio batte il tempo del destino e gira il tamburo della sua colt…
Un capitano nordista prima dell’ultimo assalto si presenta davanti alla tenda del suo colonnello, ha una richiesta da fare, ma non è una licenza…
Un vecchio spara alla sua immagine riflessa nello specchio in un saloon abbandonato: prima di sparire c’è ancora qualcosa da fare…
La banda degli apostoli terrorizza il Montana: sono dodici spietati fuorilegge, gli apostoli dell’inferno, ma un giorno qualcosa va storto…
Un gringo varca il Rio Grande e conosce la bellissima Chelo, un incontro che cambierà il destino di entrambi, mentre nell’aria è in arrivo la rivoluzione messicana…
Armonica e Jill si rivedono dopo tanto tempo, lasciamoli soli, hanno tante cose da dirsi…
E’ il 1900 e il progresso è arrivato. Per chi sta ancora in sella non c’è più posto, così Eddie ha deciso di aprire il suo baule per l’ultima volta, ma in città è arrivato Sam Burton…

Qual è il messaggio principale che ti proponi di trasmettere?

Che non bisogna arrendersi mai, lottare fino a quando ne valga la pena, anche se non si sa come andrà a finire, l’importante è aver lottato.

Come nasce il titolo “Il baule nella prateria”?

Non posso parlare per tutti ma credo che molti, andando avanti nel tempo, vogliano conservare ciò che di bello hanno vissuto. Ho immaginato un baule che è caduto da un carro di coloni e nessuno se n’è accorto, così è rimasto nella prateria e dal baule fuoriescono i personaggi dei miei racconti. E’ un baule che tra l’altro chiude la raccolta.

L’Abruzzo, la terra in cui hai girato “Inferno bianco”, ha influenzato in qualche modo i singoli racconti?

Sicuramente. Con “Inferno bianco” ho vissuto un’esperienza indimenticabile in una regione così cinematografica per i grandi spazi e le bellezze naturali e se penso ad un vicino west ora non c’è più solo l’Almeria in Spagna. Il West mi attende in Abruzzo comprese altre zone, oltre al Gran Sasso, tutte da scoprire e che possono prestarsi per ambientazioni di vari generi. Ma l’Abruzzo lo conoscevo da molto tempo.

Quali sono state le maggiori difficoltà, considerando che una vera letteratura western ormai è quasi del tutto inesistente?

All’inizio scrivevo dei racconti sui forum, c’erano migliaia di letture dei miei pezzi ma nessuno si faceva vivo. Poi sono arrivati lettori e questo mi ha dato un grande stimolo.

Leggendoti si percepiscono i rumori, i silenzi, i nomi del vecchio west. Sembra quasi che tu l’abbia vissuto sul serio.

Non c’ero nell’Ottocento in America, però ci sono libri e le foto di quel periodo. Era un mondo selvaggio. Comunque, gran parte della società americana di oggi deriva dalla frontiera, una frontiera che ho sempre seguito. Il West era al tempo stesso un luogo tragico e avventuroso.

Quali sono le principali differenze tra “Inferno bianco” e “Il baule nella prateria”?

“Il baule nella prateria” è una sorta di piccolo giro nel genere western, si attraversano le atmosfere hollywoodiane e quelle del western nostrano, ma sono le scintille da cui si parte, poi nel libro prendo la mia strada. In “Inferno bianco”, invece, l’horror va a prendere un caffè dal genere western e ogni tanto gli fa compagnia durante la vicenda legata ad inquietanti presenze tra le montagne innevate dell’Oregon.

Ci sono degli scrittori che ti hanno influenzato?

Louis L’Amour, Lansdale, ma anche il nostro Valerio Evangelisti.

Per il futuro te la sentiresti di dirigere uno dei tuoi racconti?

Magari! Chissà… sarebbe un altro bel sogno da realizzare!

Un baule pieno di prateria

articolo di Antonio Pannullo dal SECOLO XIX

tratto da Inferno Bianco Blog

Cowboy all’amatriciana

L’autore è un esperto di Guerra di Secessione e delle vicende degli indiani del Nord America

UN BAULE PIENO DI PRATERIA: PER CHI ANCORA SOGNA IL WEST

Stefano Jacurti ripropone in un libro il mito ormai quasi dimenticato della gloriosa frontiera americana

Una carovana di coloni attraversa le praterie del West alla ricerca di terre da coltivare. Alle loro spalle hanno lasciato l’Europa, la carestia, la sovrappopolazione, le epidemie. Sognano un futuro nel mondo nuovo. Da uno di questi carri cade un baule, che viene presto coperto dalla sabbia. Dentro il baule c’è un vecchio libro dalle pagine ingiallite e sporche. Dentro il libro ci dono sette storie, storie che raccontano la Frontiera americana, storie di speranza, storie di avventura. Sette sogni. Due secoli dopo questo baule è stato ritrovato da Stefano Jacurti, regista, attore, sceneggiatore, scrittore, ma soprattutto appassionato della storia americana del 1800, esperto del west, e lui stesso moderno westerner alla ricerca dei sogni di quegli uomini. È così che metaforicamente Stefano Jacurti racconta la genesi del suo nuovo libro, “Il baule nella prateria”, uscito a fine aprile per i tipi della Serel International – EEditrice. Nel libro vi sono racconti del vecchio west, in cui l’autore ricostruisce l’ambiente e le emozioni di quel mondo perduto, un mondo che Stefano Jacurti ha per tutta la vita cercato di riportare in vita con le sue attività culturali: in teatro, con i libri, e con il suo film “Inferno bianco”, di due anni fa, lungometraggio girato con pochi fondi ma tanta passione e competenza tra i monti dell’Abruzzo, per la precisione sul Gran Sasso. Il film, distribuito in circuiti underground, ha tuttavia riscosso un notevole successo tra i cinofili e gli appassionati del genere. Sono state decine le presentazioni, nel corso delle quali la “squadra” che ha realizzato quello che sembrava impossibile: un western italiano in un periodo di riflusso del west, ottenendo per giunta un certo consenso. Inferno bianco, che ha vinto il primo premio “Acec” al Tentacoli film festival, è in realtà l’incontro di due generi, il western e l’horror psicologico, ed è il primo “lungo” di questo tipo dopo molti anni di buio. “Il Gran Sasso è il nostro Oregon”, dice Jacurti, che ha già girato un “corto” western “Boot hill”. La trama rispecchia l’originalità di questo lavoro: un archeologo di Boston insieme con la cugina va nel west, nell’Oregon, alla ricerca di una mitica valle dei fossili che gli dia il successo e la fama professionale. Ovviamente ha assoldato sul posto scout e pistoleri per garantire la spedizione. Succedono molte cose sui picchi innevati, inquietanti presenze che attendono nella valle, ma anche regolamenti di conti e sparatorie molto più terrene e tradizionali.

Lo scrittore ha realizzato un lungometraggio western horror, intitolato “Inferno bianco”, ambientato nell’Oregon ma girato sul Gran Sasso

La vera novità di questo film, che certamente è indipendente poiché non ha ricevuto alcun finanziamento, è che la troupe è partita da casa propria per andare sul Gran Sasso a girare, e non da qualche studio di produzione cinematografico. Stefano Jacurti insieme con Emiliano Ferrera hanno diretto i dodici attori in alcuni mesi di lavoro abruzzese, un’avventura nell’avventura. “Inferno bianco” ha dimostrato insomma che in Italia è possibile fare del buon cinema a costi contenuti. [...] dei mezzi si risponde con la sceneggiatura e le inquadrature. Il film è in bianco e nero e il regista ci spiega perché: “Ho voluto girarlo così perché il bianco fosse ovunque. Può diventare il colore dell’angoscia in un mondo selvaggio come quello del west, tanto più in questo lavoro dove la Frontiera ha incontrato il mistero”. Jacurti, cinquantenne cresciuto a John Ford, John Wayne e poi a Sergio Leone, si dichiara seguace incondizionato del nostro compatriota, e Clint Eastwood resta il suo mito. “Inferno bianco” da questo punto di vista è pieno di citazioni: il protagonista Ethan assomiglia a Clint e anche al suo corrispettivo italiano Franco Nero, mentre il personaggio interpretato da Jacurti evoca Klaus Kinsky e il suo bounty-killer predicatore di “Il grande silenzio”, film italiano di Corbucci che fu un po’ uno spartiacque, sia per l’atmosfera gotica, sia perché è uno dei pochi western made in Italy sulla neve. Altre evocazioni, dice Jacurti, vengono da “Dead man” e “L’urlo dell’odio”, in cui sopravvivenza e natura selvaggia fanno da padrone. Strano destino, quello del genere western: prima è esploso, ha girato il mondo per decenni, poi improvvisamente si è ripiegato su se stesso, anche negli States. Oggi se ne producono pochi, e pochissimi di western puri, perché molti sono road-movie ambientati nell’800, ma il richiamo della frontiera è grande, e anche il mondo di celluloide non potrà resistere ancora a lungo. In Italia, il panorama è desolatamente povero, sia per quanto riguarda i film sia per la letteratura: la guerra di secessione o la conquista del west hanno poche righe all’interno dei nostri libri di storia. Qualcosa in più c’è, ma sempre relativamente, sulla questione indiana, ma è più un messaggio generale sulle minoranze che non una radiografia dettagliata di quell’affascinante mondo perduto e dei suoi eroi. “Ho proposto pubblicamente in diverse sedi – ci dice Stefano Jacurti – durante le presentazioni del film e più recentemente nel corso di quelle del libro, di introdurre lo studio della storia americana nelle nostre scuole, almeno in quelle superiori. Oggi è insegnata come qualcosa di avulso, di molto lontano dalle vicende europee, ma chi conosce la storia sa che non è così: i due continenti sono strettamente intrecciati, perché il nord America è figlio dell’Europa, di coloro che

Il regista: “Nel nostro paese il panorama di questo tipo di film è desolatamente povero, anche se c’è qualche timido segnale di ripresa”


nell’800 e anche in seguito lasciarono un continente vecchio, povero, percorso da epidemie e da povertà endemica, per cercare oltreoceano un futuro migliore, diverso, da costruire con le proprie mani. Si diceva Sergio Leone: un genio che ha creato un genere tutto italiano, in seguito apprezzato all’estero, dipingendo il mondo del west in maniera diversa, più cruda, più rozza, ma in verità più realistica, più vicina a come effettivamente dovesse essere la frontiera a quei tempi. Leone, è certo lui il regista al quale più si è ispirato l’autore di “Il baule nella prateria” per il racconto “Vajas con dios”, ambientato nelle allora assolate e sperdute lande di nessuno del confine messicano. In “Dove arriva quel treno” invece Jacurti immagina che Armonica, Charles Bronson in “C’era una volta il west” di Sergio Leone, e Jill, Claudia Cardinale, abbiano una seconda occasione per vivere la loro storia, dopo tanti anni. “Il vecchio e il puma”, che riecheggia nel titolo il capolavoro di Hemingway “Il vecchio e il mare”, è un western psicologico, introspettivo, un po’ cupo, che racconta la fine della Frontiera attraverso la vita e la parabola di un vero, anziano westerner, la cui morte rappresenta un po’ la metafora della fine di un mondo per il quale non c’è più spazio. Ambientato nello spettacolare scenario della Guerra di Secessione è “My apologies, missis Eleonor”, vista però non come generali e battaglie, ma dal punto di vista del soldato che vuole tornare a casa. Bello anche “Il libro e la colt”, in cui l’uomo di lettere che vive nel west sogna l’azione, posa la penna e imbraccia il fucile. Che forse è il sogno di tutti noi oggi che abbiamo guardato i film western: lasciare i grigi uffici e le strade congestionate e cavalcare nelle praterie che non hanno confine.

IL FILM INFERNO BIANCO (IN BIANCO E NERO) E’ STATO RAPPRESENTATO IN TUTTA ITALIA, RICEVENDO CONSENSI PER AVER RIPROPOSTO IL GENERE DOPO ANNI DI BUIO

Perché questa nuova categoria?

Cari amici del West, come potete vedere la colonna delle categorie da oggi si arricchisce di una new entry, “Il baule nella prateria”. Non è una categoria che raccoglie schede di libri, ma è una categoria dedicata a un solo libro, quel gioiellino che è la raccolta di racconti “Il baule nella prateria”, appunto, di Stefano Jacurti. Raccoglierà tutti i documenti e gli articoli che parlano di questo libro, la cui pubblicazione nel blog è stata autorizzata dallo stesso Jacurti, con cui ho avuto (e ho spesso) il grande piacere di parlare. Il perché di questa nuova aggiunta è chiaro: diffondere il “verbo” di questa raccolta, la conoscenza della sua esistenza anche a un pubblico non esperto di western, perché la narrativa di Jacurti è una narrativa che sa prendere il lettore e trascinarlo in mezzo a quella natura selvaggia che è il nostro amato West!

Cochise

COCHISE CAPO APACHE CHIRICAHUA

Titolo originale: Cochise Chiricahua Apache Chief
Autore:
Edwin R. Sweeney
Editore:
Mursia
Anno: 1996
Collana: Storia e Documenti
Traduzione:
Fulvio Bernardinis
Formato: Brossura, 8° (20 cm)
Pagine:
477
Reperibilità: In commercio – Link ibs

Quando presero possesso dell’Arizona e del New Mexico, gli Stati Uniti ereditarono il territorio di un popolo che era stato una spina nel fianco per il Messico sin dal 1821 e ancora prima per la Spagna. Gli indiani di quel territorio, conosciuti collettivamente come Apache, vivevano in gruppi sparsi e con varie denominazioni: Mescaleros, Chiricahua, Jicarilla… Molto è già stato scritto su di loro e sui loro capi, ma nessuno ha mai raccontato in modo approfondito la vita del loro capo più grande: Cochise. Ora però Edwin Sweeney ha colmato questa lacuna con una completa biografia. Cochise, un Chiricahua, era definito il più abile, il più brutale e il più temuto degli Apache: con i suoi guerrieri faceva razzie sia in Messico sia negli Stati Uniti. Una sola volta venne catturato e imprigionato e quando fu liberato giurò che non sarebbe mai più stato preso. Nel 1861, quando suo fratello fu impiccato dagli americani ad Apache Pass, Cochise dichiarò guerra. Combattè strenuamente per dieci anni, e solo quando fu davanti a forze militari soverchianti accettò la pace e la riserva. Da allora, sebbene venisse incolpato praticamente di ogni razzia che veniva compiuta in Arizona e in New Mexico, mantenne fedelmente la sua parola e la pace fino alla morte, nel 1874.

Categories: Saggi

La donna che non voleva arrendersi

La Bompiani pubblica questo romanzo di Arthur Japin incentrato sulle gesta dei Comanche e sulla storia Cynthia Ann Parker, rapita e cresciuta tra i guerrieri indiani.

Texas, 1836. Un gruppo di giovani e feroci indiani Comanche attacca il fortino di una famiglia di pionieri, i Parker. Granny, la matriarca della famiglia, viene stuprata. Suo marito, sua figlia e il marito di sua figlia vengono brutalmente uccisi sotto i suoi occhi, e molti dei suoi nipoti rapiti. Lei riesce a sopravvivere solo appellandosi alla sua strenua forza di volontà e al suo coraggio. Ma da quel giorno l’unico scopo della sua vita sarà sottrarre i bambini ai loro rapitori e vendicarsi. “Una persona non è fatta per arrendersi. Tutto qui.” Quarant’anni dopo Granny riceve una visita da Quanah, il nuovo giovane capo dei Comanche, che lei odia profondamente. Quanah sta per consegnarsi alle autorità e rinchiudersi per sempre, insieme al suo popolo sconfitto, in una riserva. Questo gesto, dopo circa 400 anni, segnerebbe la totale resa dei nativi d’America. Ma prima di compiere questo passo, il pellerossa Quanah ha una sola richiesta per la bianca Granny: che lei gli racconti la propria vita e, soprattutto, l’infanzia della nipote a lei più cara, Cynthia Ann, rapita quel fatidico giorno di quaranta anni prima dai Comanche, cresciuta come una vera pellerossa e, soprattutto, madre del capo indiano Quanah. Granny decide di incontrare il ragazzo e per amore della “sua” Cynthia aprirsi a lui. E mentre Granny rievoca l’incredibile storia di quei pionieri che attraversarono i confini del West, il legame tra il suo destino e quello del suo pronipote pellerossa si fa sempre più evidente.

Categories: Novità in libreria

Images of the Old West

30 novembre 2009 blackjack86 Lascia un commento

IMAGES OF THE OLD WEST

Testi: Dee Brown
Disegni: Mort Kunstler
Editore: Park Lane Press
Anno: 1996
Formato: Rilegato, 4° (31 cm), illustrato con disegni a colori ft
Pagine: 192
Reperibilità: Irreperibile

In this important book, Mort Kunstler, America’s foremost historical artist, and Dee Brown, the highly acclaimed author of many best-sellers, including the renowned Bury My Heart at Wounded Knee, have collaborated to create, in paintings and in words, images of the amazing events and the extraordinary cast of characters that together tell the dramatic story of the Old West – one of the world’s greatest epics. With a highly readable text and more than eighty accurate, dramatically composed paintings - each one carefully researched – Kunstler and Brown have created a stunning, authoritative book in which paintings and text are integrally related.
Mort Kunstler’s magnificent paintings are the focus of this dramatic story for which Dee Brown’s words provide the context. Together, words and pictures depict these historic moments with a strength and sensitivity that will surely deepen and enrich the reader’s understanding of the most important and exciting undertakings in America’s history.

Indice. 1. The Land Lies Waiting – 2. Mountain Men and Missionaries – 3. The Era of Manifest Destiny – 4. The Gold Rush and the Creation of the Old West – 5. The Civil War in the West – 6. Railroads West – 7. Cowboys and Cattlemen – 8. Outlaws and Lawmen – 9. The Plains Indian Wars – 10. Sunset for the Old West

Categories: Saggi

Black flag

17 novembre 2009 blackjack86 Lascia un commento

BLACK FLAG

Autore: Valerio Evangelisti
Editore:
Einaudi
Anno: 2008
Collana: Stile libero
Altre edizioni: Einaudi 2002
Formato: Brossura, 8° (20 cm)romanzo
Pagine:
217
Reperibilità: In commercio, € 11,00 – Link Ibs

“Non è un romanzo consolante. La cavalcata infernale di una banda di irregolari sudisti, durante la guerra civile americana, vuole essere metafora per esplorare lo scatenarsi della violenza generato dal più radicale vuoto di valori. Analogamente, la proiezione della stessa violenza in un futuro remotissimo, o il suo recupero in un passato tanto recente da fondersi con l’attualità, intendono segnalare una patologia psichica di dimensioni sociali, che nel deserto emotivo e nell’assenza di solidarietà trova il proprio fondamento. In tutte queste dimensioni diventa apocalittico fattore di distruzione. Ripeto, non è un romanzo consolante. Credo alla funzione della narrativa come elettroshock, unica via per smuovere le coscienze.” (V.E.) (dall’edizione del 2002)

Black Flag è la bandiera sotto cui cavalca un gruppo di sudisti durante la guerra di secessione americana. Insieme a loro: un sospetto uomo-lupo con terribili poteri, una scheletrica puttana irlandese, e Pantera, l’eroe: mago messicano meticcio, asceta, uomo cinico e disilluso eppure capace di catalizzare le speranze di chi non si vuole arrendere, come un “messia per caso”. Mettendo in scena un teatro umano sconvolgente – malati psichici, mutilati, sceriffi, militari ma anche mutanti e abitanti lunari – e intrecciando piani temporali diversi, Evangelisti costruisce un’allegoria della violenza, del contagio esacerbato tra bene e male.

Categories: Racconti & Romanzi

Il collare spezzato

17 novembre 2009 blackjack86 Lascia un commento

IL COLLARE SPEZZATO

Autore: Valerio Evangelisti
Editore:
Mondadori
Anno: 2008
Collana: Piccola Biblioteca Oscar
Formato: Brossura, 16° (18 cm)romanzo
Pagine:
440
Reperibilità: In commercio, € 9,80 – Link Ibs

“Il collare di fuoco”, il primo romanzo di questa serie storica narrava la formazione, nell’arco di un cinquantennio, del Messico come Stato moderno. Con questo secondo romanzo, la storia va avanti e procede implacabile col suo carico tumultuoso di nuove speranze, nuove vittorie e sconfitte, nuove leggende e nuovi eroi. Come sempre al centro della trama i rapporti burrascosi tra le vicende del Messico e le mire del più ingombrante dei Paesi vicini: gli Stati Uniti d’America. Evangelisti narra l’evento centrale di una storia plurisecolare: la Rivoluzione messicana, con tutti i suoi leggendari piccoli e grandi protagonisti, con i suoi mille eroismi, le mille miserie e le enormi contraddizioni che un evento tanto rilevante finisce per scatenare. Esauritisi gli eventi tempestosi legati alla fase rivoluzionaria, nasce uno stato costituzionale che ben presto dovrà cercare a tutti i costi di darsi un minimo di stabilità economica e politica. Fino alla nazionalizzazione, sotto la presidenza di Lazaro Cardenas, dell’industria petrolifera che restituisce al Messico il necessario controllo sulla più preziosa delle sue risorse e che pone termine a un’epoca di violenza.

Categories: Racconti & Romanzi